Una delle principali battaglie portate avanti dal MoVimento 5 Stelle è l'abolizione totale dei contributi pubblici all'editoria, in particolare ai giornali. Iniziativa che prese piede durante il V-Day 2 del 2007 con la raccolta firme per il referendum, a cui partecipò anche la sottoscritta pur avendo ben poche informazioni sull'argomento e basate sulla propaganda di Grillo.
In seguito ho
in parte cambiato opinione, soprattutto immaginando le gravi
conseguenze occupazionali che potrebbe avere un provvedimento così
drastico, su un settore già in grave crisi. A tal proposito Grillo
aveva esultato per la crisi dei giornali, a mio avviso con un certo
cinismo. A farne le spese, infatti, non sono solo i giornalisti
(spesso chiamati con disprezzo"pennivendoli"dai
grillini), ma l'intera filiera (stampa,
distribuzione, produzione della carta ecc.).
In ogni caso
rimango dell'idea che il sistema attuale vada
modificato radicalmente. In seguito cerco di riportare in sintesi
l'attuale quadro normativo italiano in
riferimento solo alla stampa, tralasciando quindi i settori
radiofonico e televisivo.
L'intento
dei finanziamenti dovrebbe essere quello di tutelare il pluralismo
dell'informazione, almeno come prevedeva in origine la legge
1063/1971. I prodotti editoriali non vengono perciò considerati
merci come le altre, perché strettamente legati alla libertà di
informazione.
Si possono
distinguere essenzialmente due tipologie di contributi:
- Contributi
diretti: riservati a singole testate giornalistiche organo di
movimenti politici, associazioni no profit, cooperative di
giornalisti, minoranze linguistiche (legge 250/1990,
legge 388/2000, modificate di recente dalla
legge 103/2012).
- Contributi
indiretti: riservati all'editoria in generale,
compresi i libri. Sono sotto forma di agevolazioni sul credito,
sull'IVA (al 4% invece che al 20%) e sulle tariffe postali (legge
662/1996, legge 549/1995, legge 62/2001)
L'entità dei contributi
diretti è riportata annualmente sul sito del Governo, mentre per i
contributi indiretti è molto difficile fare una stima esatta. Il 12
maggio 2007 Italia Oggi pubblicava una propria «elaborazione sui
dati della Presidenza del Consiglio dei ministri» sui finanziamenti
all’editoria giornalistica, sia diretti che indiretti. Venivano
considerate 54 testate e l'importo complessivo dei contributi era sui
200 milioni di euro. Una stima del 2005 invece quantificava l'importo
con 600 milioni (Fonte: Beppe Lopez, "La Casta dei giornali").
Con l'attuale crisi,
tuttavia, si è reso necessario un drastico taglio alle spese. Il
governo Monti, col decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201(disposizioni
urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti
pubblici) ha stabilito la completa cessazione al 31 dicembre 2014 del
sistema di contribuzione diretta. La legge 103/2012 ha poi stabilito
che per il periodo transitorio le testate soggette a contributo
diretto potranno ottenerlo solo se almeno il 20% (per le testate
nazionali) o il 35% (per le testate locali) delle copie distribuite
siano effettivamente vendute. Questa condizione però non si applica
(e ti pareva!) ai giornali di partito.
Spesso su questo tema si
sfornano numeri (talvolta, penso, anche per gettare fango
sull'avversario politico) facendo confusione tra contributi diretti e
indiretti, per cui girano voci che "la Repubblica" viene
finanziata con 16 milioni di euro e passa, mentre "il Fatto Quotidiano"
non riceve nessun finanziamento. Invece entrambi usufruiscono solo
dei contributi indiretti, che in proporzione risultano maggiori per
Repubblica per il semplice fatto che distribuisce più copie. Un'altra
"bufala" che si sente è che il sistema dei contributi è
un'anomalia solo italiana, invece è presente seppur in modalità
diverse anche in altri Paesi europei.
Molti però si chiedono: ha
ancora senso finanziare o agevolare la stampa quando il digitale e la
Rete stanno prendendo il sopravvento? Personalmente non so cosa
accadrà in futuro, ma al momento sembra che i diversi media riescano
a convivere e c'è ancora una parte di popolazione che non usa
internet per informarsi. C'è anche differenza tra la fruizione delle
informazioni in rete e sulla stampa, oltre al problema della
conservazione delle informazioni digitali, di questo comunque vorrei
parlare meglio in seguito.
Non ho le competenze per
conoscere la soluzione migliore, ma penso che togliere subito tutti i
finanziamenti all'editoria possa portare più danni che benefici, sia
a livello sociale che culturale, e che le aziende del settore vadano
agevolate in vista di un'eventuale riconversione.
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