martedì 8 gennaio 2013

Il caso Odifreddi: quando la censura è un boomerang


A proposito di argomenti tabù e politically correct, vorrei riflettere su un avvenimento dello scorso anno, quando il matematico Piergiorgio Odifreddi pubblicò nel suo blog (ora chiuso) sul sito Repubblica.it un post fortemente critico sulla politica militare di Israele, che veniva paragonata al nazismo. Il post era questo:

"Dieci volte peggio dei nazisti (18)
Uno dei crimini più efferati dell’occupazione nazista in Italia fu la strage delle Fosse Ardeatine. Il 24 maggio 1944 i tedeschi “giustiziarono”, secondo il loro rudimentale concetto di giustizia, 335 italiani in rappresaglia per l’attentato di via Rasella compiuto dalla resistenza partigiana il 23 maggio, nel quale avevano perso la vita 32 militari delle truppe di occupazione. A istituire la versione moderna della “legge del taglione”, che sostituiva la proporzione uno a uno del motto “occhio per occhio, dente per dente” con una proporzione di dieci a uno, fu Hitler in persona.
Il feldmaresciallo Albert Kesselring trasmise l’ordine a Herbert Kappler, l’ufficiale delle SS che si era già messo in luce l’anno prima, nell’ottobre del 1943, con il rastrellamento del ghetto di Roma. E quest’ultimo lo eseguì con un eccesso di zelo, aggiungendo di sua sponte 15 vittime al numero di 320 stabilito dal Fuehrer. Dopo la guerra Kesselring fu condannato a morte per l’eccidio, ma la pena fu commutata in ergastolo e scontata fino al 1952, quando il detenuto fu scarcerato per “motivi di salute” (tra virgolette, perché sopravvisse altri otto anni). Anche Kappler e il suo aiutante Erich Priebke furono condannati all’ergastolo. Il primo riuscì a evadere nel 1977, e morì pochi mesi dopo in Germania. Il secondo, catturato ed estradato solo nel 1995 in Argentina, è tuttora detenuto in semilibertà a Roma, nonostante sia ormai quasi centenario.
In questi giorni si sta compiendo in Israele l’ennesima replica della logica nazista delle Fosse Ardeatine. Con la scusa di contrastare gli “atti terroristici” della resistenza palestinese contro gli occupanti israeliani, il governo Netanyahu sta bombardando la striscia di Gaza e si appresta a invaderla con decine di migliaia di truppe. Il che d’altronde aveva già minacciato e deciso di fare a freddo, per punire l’Autorità Nazionale Palestinese di un crimine terribile: aver chiesto alle Nazioni Unite di esservi ammessa come membro osservatore! Cosa succederà durante l’invasione, è facilmente prevedibile. Durante l’operazione Piombo Fuso di fine 2008 e inizio 2009, infatti, compiuta con le stesse scuse e gli stessi fini, sono stati uccisi almeno 1400 palestinesi, secondo il rapporto delle Nazioni Unite, a fronte dei 15 morti israeliani provocati in otto anni (!) dai razzi diHamas. Un rapporto di circa 241 cento a uno, dunque: dieci volte superiore a quello della strage delle Fosse Ardeatine. Naturalmente, l’eccidio di quattro anni fa non è che uno dei tanti perpetrati dal governo e dall’esercito di occupazione israeliani nei territori palestinesi.
Ma a far condannare all’ergastolo Kesserling, Kappler e Priebke ne è bastato uno solo, e molto meno efferato: a quando dunque un tribunale internazionale per processare e condannare ancheNetanyahu e i suoi generali?
Piergiorgio Odifreddi"

A mio avviso i paragoni con il nazismo sono fuori luogo, anche quando dal "fronte" opposto si dipinge il presidente iraniano Ahmadinejad come il nuovo Hitler, e reputo davvero triste quando la guerra viene ridotta al confronto del numero di morti tra le fazioni opposte. Inoltre, chiamare "resistenza" un'organizzazione come Hamas che rifiuta di riconoscere lo stato di Israele e colpisce deliberatamente i civili, lo trovo eccessivo. 
Tuttavia, l'articolo di Odifreddi non contiene affermazioni razziste, offensive contro una religione o diffamatorie e , a parte gli eccessi, pone comunque un problema scomodo: il fatto che nei bombardamenti israeliani le vittime sono spesso civili. Questo fatto, inaccettabile per l'opinione pubblica occidentale, viene spesso attenuato dai media con varie giustificazioni: "danni collaterali", "tragici errori", "i terroristi usano scudi umani" ecc. Il punto è che, quando si combatte attraverso bombardamenti massicci, contro un nemico non compatto e non facilmente individuabile, in una città densamente popolata, è inevitabile che ci siano vittime civili. E chi è nella "stanza dei bottoni" lo sa, e cinicamente preferisce la morte di 10 stranieri piuttosto che di 1 connazionale (e potenziale elettore...).
In ogni caso, un organo di informazione serio dovrebbe dar voce anche ad opinioni diverse anche se un po' provocatorie, purché non palesemente offensive. Invece si è scelta la censura, che però per Repubblica si è rivelata un clamoroso autogol. A parte il fatto che l'articolo si è diffuso comunque sul web (es. sul sito del Fatto Quotidiano), ma ha dato ulteriore alimento alle teorie complottiste antiebraiche e all'idea (in gran parte vera, purtroppo) che i media mainstream siano servi della politica. 

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